Politica marittima integrata dell’UE
Nel 2006, nell’ambito delle proposizioni di Lisbona riguardo le politiche comunitarie (2000), è stato affrontato il problema dello sfruttamento delle risorse marine e costiere, giungendo nel 2007 alla decisione di adoperare delle scelte comuni che affrontino la faccenda in tutti i suoi aspetti.
Il perché di una politica “integrata”
Anche in precedenza esistevano delle regolamentazioni in merito alle politiche marittime, ma i diversi ambiti dello sfruttamento del mare venivano trattati separatamente, creando dei problemi nel coordinamento delle operazioni. L’analisi dell’inquinamento delle acque, della diminuzione della biodiversità, della situazione della popolazione costiera, hanno reso necessario un nuovo regolamento che rivedesse i precedenti in una prospettiva più globale e meno settoriale. Le nuove direttive sono fortemente imperniate sul progresso scientifico, viene dato maggior valore alla tecnologia e alla professionalità di equipaggi specializzati, per un rilancio dell’economia europea in una prospettiva di eccellenza ed ecosostenibilità. È stata creata per questo una rete per la sorveglianza marittima, incaricata di verificare l’applicazione di tali norme nelle acque della UE.
Uno sviluppo ecosostenibile
La politica integrata nasce in risposta alla presentazione del “Libro verde” in commissione nel 2006: in questo testo venivano messe in rilievo alcune criticità dello sfruttamento dei mari e delle coste, sottolineando la necessità di elaborare una serie di provvedimenti abbastanza lungimiranti da poter garantire un costante miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti delle località marittime, la conservazione di specie a rischio di estinzione e un minore inquinamento ambientale in genere. Per tutte queste ragioni si è trovato opportuno limitare la pesca di alcune specie e richiedere un maggiore impiego di forze nella ricerca e sviluppo di nuove tecnologie per la costruzione di navi meno inquinanti. Le proposizioni della politica integrata sono state rese via via operative tramite decreti approvati nel 2008 e nel 2009, che sono poi stati perfezionati nel 2009 e nel 2010. Lo scopo è di rendere efficaci le leggi marittime per ottenere concreti miglioramenti entro il 2020. Con uno sforzo in più l’UE si propone di aiutare anche i paesi in via di sviluppo ad attuare regolamentazioni simili per far fronte al problema ambientale su più larga scala.
Illustrazione: finecki – Fotolia